ACQUARIUS RACCONTI LIQUIDI CON PANNA

Racconti, poesie, pensieri, prosodie, ricordi e anche immagini, video, musica. Liquidi come possono essere i sogni, la memoria, lo svolgersi dei pensieri, la realtà che sfugge a definizioni e limiti. Con panna perchè è bello essere golosi. Di tutto.

Montaggio creato Bloggif

Wednesday, December 08, 2010

Il Piave - RACCONTI MARIANI E LIVENTINI

Il Piave - RACCONTI MARIANI E LIVENTINI

Eventi culturali RACCONTI MARIANI E LIVENTINI



Ventitre piccoli miracoli nel nome della Madre. Sono i racconti dell'antologia curata da Giacinqo Bevilacqua, un omaggio alla Madonna per il quinto centenario della sua Apparizione in quel di Motta.


Con la prefazione di Emilio Del Bel Belluz, autore di una delle storie del libro e dal cui suggerimento è nato il progetto, il volume si snoda attraverso pensieri e ricordi tra i più vari e liberi. In rappresentanza del nord del Paese (Lombardia, Triveneto e Friuli in linea di massima) tra scrittori, giornalisti e artisti hanno aderito in ventiquattro (c'è infatti un capitolo firmato in coppia da Norman Zoia e Marina Ferrante i quali, attraverso uno stretto carteggio, hanno consegnato una specie di genesi della loro stessa narrazione). La presentazione in anteprima è per venerdì 10 presso la biblioteca comunale, alle 20.45 con ingresso libero. Oltre ai nomi sopra citati sono presenti Luigina Battistutta, Michela Bigaran, Giuseppe Boccato, Titti Burigana, Marta Camerotto, Giorgio Costeniero, Francesca Del Rizzo, Gerda De Nardi, Otello Drusian, Carlo Favot, Paolo Lazzarotto, Enri Lisetto, Giuseppe Manzato, Mariano Marson, Giuseppina Piovesana, Maria Bruna Piva, Eddy Prosdocimo, Alberto Rosa, Paolo sanchetti, Ferruccio Sutto e Lia Zulianello. Edita dall'Associzione Altoliventina XX Secolo, impaginata da Francesca Ceccato e stampata dalla Tipografia Sartor di Pordenone, la pubblicazione ha in copertina un bellissimo olio su tela di Olimpia Biasi raffigurante Maria col Bambino e due Angeli e si apre con un saluto a otto mani del sindaco Paolo Speranzon, dell'assessore alla cultura Sabrina Matteazzi, di monsignor Rino Bruseghin e del rettore del Santuario padre Alfonso Cracco. Patrocinio della Città di Motta di Livenza, Provincia di Treviso, Regione Veneto, Ministero Beni Culturali, Comitato per le Celebrazioni Giubilari, Pro Loco e Ospedale Riabilitativo ad Alta Specializzazione. Con l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Con un particolare ringraziamento inoltre a Ermanno Contelli, Claudia Stefani, Monica Emmanuelli e Manuela De Nadai.
Pubblicato da piave in data Mercoledì, 08 Dicembre 2010

Thursday, December 02, 2010

ACQUARIUS STORYTELLER TOUR QUATTORDICESIMA FERMATA: TERRA DI NESSUNO,DESTINI INCROCIATI NEL MONDO:
LA MUSICA DI NITIN SAWNEY

Wednesday, November 24, 2010

ACQUARIUS STORYTELLER TOUR TREDICESIMA FERMATA: "MIA SORELLA CHE GUARDI IL MONDO"
LEGGIAMO AL FEMMINILE LA POESIA DI IVANO FOSSATI E GUARDIAMO IL MONDO ATTRAVERSO GLI OCCHI DELLE DONNE CHE SONO IL MOTORE DEL MONDO....


Mia sorella che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio sorella che guardi il cielo...
e il cielo non ti guarda.

Se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà.

Sono nata e ho lavorato in ogni paese
e ho difeso con fatica la mia dignità
Sono nata e sono morta in ogni paese
e ho camminato in ogni strada del mondo che vedi.

Mio sorella che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio sorella che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda.

Se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà.
(liberamente tratto da Mio fratello che guardi il mondo di Ivano Fossati)

Monday, November 15, 2010

ACQUARIUS STORYTELLER TOUR DODICESIMA FERMATA: TERRA DI NESSUNO. IL SANTUARIO DEI CADUTI DEL LIDO DI VENEZIA CADUTO VIRTUALMENTE IN ACQUA E LE STRADE CHE NON PORTANO DA NESSUNA PARTE DI S GIULIA MILANO. ..SGUARDO FERITO TRA LE ONDE ...
ACQUARIUS STORYTELLER TOUR UNDICESIMA FERMATA: TERRA DI NESSUNO. THE FLOW, LA MAREA... L'ONDA LUNGA.
FLUSSO DI COSCIENZA. NESSUNO FERMERA' L'ACQUA CHE CORRE ....



Wednesday, October 27, 2010

ACQUARIUS STORYTELLER TOUR DECIMA FERMATA. PAESAGGI E FORME: IL LINGUAGGIO
DELLA NATURA E L'OCCHIO DEL POETA.
FOTOGRAFIE E NOTE di "DOLENTE"



CARUSO PARAPETTO



















GOCCE E RUGGINE



















Il linguaggio della natura è un tramonto che ti aspetta al di là di una curva su di una strada di montagna. La penna del fotografo, l'ala di un subacqueo, la pinna di una pernice, il pennello di un cantante, la macchina fotografica di un poeta, l'applauso nel camposanto, il silenzio nello stadio, il gorgheggio del muto, la corsa a ostacoli del non udente, l'opera omnia dell'agricoltore, la poesia del chirurgo, lo sciopero del crumiro. Nelle gocce e nella ruggine si trovano le medesime cose, la trasparenza e il dolore, l'urlo e la ricercatezza dell'estetica, l'assenteismo e l'ossessione, la petulante cronaca sul niente, l'esplosione e la fuga in massa, il colore e la luce, il sapore e lo scottarsi la lingua, la corrente che se ne va all'improvviso, e lo schioccare di un fulmine, una mano nella tua mano, che aspettavi da tempo. L'inaffidabilità della vita. ("Dolente")

Saturday, October 16, 2010

Saturday, October 09, 2010








ACQUARIUS STORYTELLER TOUR
OTTAVA FERMATA:
DANZA NELLA PIOGGIA: ovvero
LA PIOGGIA.. IN PIAZZALE LORETO
(NON GIA' SUL PINETO..) libera rivisitazione
da la PIOGGIA SUL PINETO di GABRIELE D’ANNUNZIO

Taci. Su le soglie
di Milano non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più antiche
che DESIDERANO gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
sulle nostre ossa stanche,
sugli occhi asciutti che
non piangono
e somigliano a pietre.
Piove
sui marciapiedi
di volgare cemento
sui ponti di ferro
reumatici scheletri
di antiquariato industriale
piove
sulle giacche semiestive
sui corpi
sull'inverno in agguato
sugli alberi inguaiati
sull'ossido di carbonio
sulle macchine
che ingombrano
sulle strade strette
costellate
da inutili pensiline
alle quali nessun tram
si accosterà
fermi nel diluvio e nel caos
piove su le nostre mani
ignude,
che portano giornali
e borse della spesa zuppe
sui sogni infranti
sugli IPOD
che isolano dal male
e così sia
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
Milano
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le macchine
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
nel nulla rarefatto
d'un incubo urbano.......
ACQUARIUS STORYTELLER TOUR - SETTIMA FERMATA RICORDIAMO JOHN LENNON....



Friday, October 01, 2010

ACQUARIUS STORYTELLER TOUR - SESTA FERMATA RADIOPOPOLARE:

ABBONIAMOCI A RADIO POPOLARE
UNA RADIO LIBERA SENZA PADRONI!

(dal blog di Radio Popolare http://blog.radiopopolare.it/abbonaggio/)

Anche quest’anno un po’ dei conduttori di Radio Popolare si sono cimentati in una ridanciana e ironica canzone sul tema dell’abbonaggio. Selezionati come? Nell’unico modo che conosciamo in Via Ollearo. A caso. Quelli che c’erano in radio venerdì pomeriggio. Nel video vedrete, se proprio lo vorrete: Gianpiero Jam Kesten (che è stato anche produttore del video), Disma Pestalozza, Davide Facchini, Alessandro Diegoli, Gianmarco Bachi (gli ultimi tre responsabili del testo), Nello Avellani, Marco Sambinello (il giovane fonico), Niccolò Vecchia (anche produttore della canzone). Non inquadrati, ma altrettanto presenti nella canzone: Silvia Giacomini, Ira Rubini, Ezio De Gradi, Alessandro Principe.
Condividetelo, mostratelo a chi vi è caro. Ma soprattutto…non dite no. Abbonatevi a Radio Popolare.

Thursday, September 30, 2010

ACQUARIUS STORYTELLER TOUR - QUINTA FERMATA:
SANTA GIULIA ..."IN A DREAM" .. affacciata sul mare degli ALBERONI A LIDO DI VENEZIA .... oggetti abbandonati come installazioni, sulla riva di amianto..



Saturday, September 25, 2010

ACQUARIUS STORYTELLER TOUR - QUARTA FERMATA BREDA E CINISELLO BALSAMO : FIORI SULLA TOMBA DI FAMIGLIA

Alla fermata del bus 728 incontro Giovanni Pietro. E' abbronzato. Quel colore bruno-biscotto, sano. La pelle scura di chi sta al mare tutto l'anno. Sta aspettando insieme a me, in mezzo al fermento di un continuo flusso di persone, alla ricerca del proprio mezzo di trasporto. Tutti gli autobus sono stati deviati su percorsi alternativi. Il fiume Seveso è straripato e la metropolitana è allagata. La stazione Centrale, continua a rilasciare dalla sua grande bocca, a ondate, gruppi di individui frettolosi e frenetici, dagli sguardi saettanti e nervosi. Anche Giovanni Pietro ed io siamo in ansia, per il ritardo del nostro autobus. Parlo per prima e gli chiedo speranzosa se sta aspettando il 728. Annuisce. Poi squilla il suo cellulare e risponde. Ha la erre moscia e attacca improvvisamente a parlare con il suo interlocutore, in un improbabile dialetto milanese. E' strano sentirlo parlare con questa erre francese, che irrompe nelle gutturali del vernacolo. E' come far posto su di una tavola apparecchiata con vino, gorgonzola, polenta e racconti operai ad una concitata versione teatrale dialettale, di chi non è più abituato a questa lingua. Ha le mani adornate di coloratissimi e grandissimi anelli indiani, ciabatte marocchine ai piedi e un sobrio giubbetto di camoscio marrone dal colletto di maglia. Uno strano insieme di stili diversi, non casuale. Ma è elegante a modo suo. Un artista penso. Un pittore.
Ti aspetteresti da lui, quella cadenza ligure, che pare una canzone e una filastrocca. Ma Giovanni Pietro è di Cinisello Balsamo e si presenta. Mi spiega che starà a Milano per poche ore, il minimo necessario, prima si scappare via. Giusto il tempo di visitare la tomba di famiglia e incontrarsi con un parente con il quale ha appuntamento. La persona con la quale ha appena parlato al telefono. E' pensionato e comincia a raccontarmi di aver perso i genitori e di essere rimasto solo. I genitori sepolti ad Andora. I nonni nella vecchia Cinisello, nel mausoleo di famiglia che i parenti rimasti curano e riempiono di fiori. Saliamo sull'autobus e gli fornisco informazioni circa la mia gamba malandata e le cure ospedaliere che, mi costringono a questo itinerario tutti i giorni, attraverso la città. Sono contenta di viaggiare con lui, sul grande autobus a due vagoni. Mi sento protetta dalla sua inarrestabile voglia di raccontare. Scopro in quel momento esatto, quanto un essere umano possa riempire il vuoto di una intera città, ansante, arrabbiata e ostile. I palazzi algidi e di apparente edilizia economica, del quartiere Bicocca, i grandi archi rossi che sovrastano cortili deserti. Un quartiere che somiglia ad un modellino per studi di architettura, con abitanti fantasma. Poco prima, avevo avvertito una sensazione di profonda paura e dolore, per una città che non ammette debolezza. Mi consola condividere, questa specie di odio per Milano con Giovanni Pietro, che si guarda intorno infastidito dalle auto, gas di scarico e desolante caos e mi racconta di quanti fiori ci siano sulle tombe dei suoi genitori in Liguria e nel mausoleo di famiglia a Cinisello. Gerani. Tante specie. Quelli scarlatti, neri,bordeaux, non di colore chiaro e slavato perché non gli piacciono. Nemmeno bianchi. Gerbere, giaggioli e margherite grosse come bombe, vasi di piante che in Liguria costano poco e durano tanto. Dipinge nell'aria il cielo chiaro di Andora, anche quando piove e la moto per spostarsi a Imperia. Forse troppa gente di Milano, arrivata lì, davanti al mare, che nel tempo si è comprata una seconda casa. Accompagna le descrizioni dei fiori con le sue mani inanellate, al mignolo, all'indice, al medio. Grosse pietre come confetti lucidi, ai sapori di menta o fragola. Lo richiama il parente e Giovanni Pietro ricomincia a parlare in milanese: ormai prenderà il treno delle 14 per tornare a casa. Si è fatto tardi a causa del traffico. E' stato invitato a pranzo ma non si fermerà per assaggiare le polpette, "i mundeghili" preparati per l'occasione. Non tornerà più a Milano. Ha tenuto fede alla promessa giurata alla madre, di sistemare la faccenda della tomba di famiglia, una volta per tutte. E d'ora in poi ci sarà chi metterà sempre i fiori. In ogni ricorrenza . Si è accordato con i cugini. Ha regalato loro, due posti nel mausoleo di famiglia, in cambio di una devota cura floreale. Per non tornare più a Cinisello. Non viaggiare in novembre per il giorno dei morti con il cielo grigio ferro e il freddo appiccicoso della pianura padana.
Il racconto si interrompe, come smettere di leggere, quando la tua attenzione è tesa al massimo verso il finale. Sono arrivata. Scendo incerta, davanti ai cancelli della Breda: grandi, che si aprono sul viale che portava alla fabbrica. Intorno appartamenti, appartamenti in costruzione e case classe A. Criteri energetici ecosostenibili. Loft, che mangiano la terra della fabbrica, divorano le vecchie costruzioni e promettono la casa del futuro. Una specie di felicità annunciata di mattoni e piastrelle e lunghe file di balconi di metallo. Mucchi come colline nere di calcinacci, pietre e gru ronzanti. Saluto quel viale ogni mattina, come un omaggio, una preghiera silenziosa davanti alle rovine di un tempio. Fa' che la città risorga. Che non venga sommersa dal fango del Seveso. Che non venga cancellata dalla totale assenza di un' identità. Dalla mancanza di pensiero, di fantasia e di lavoro. Fa che si riscopra il desiderio di condividere qualcosa. A chi io mi rivolga, ogni mattina, non so. Ma ho bisogno di recitare il mio personale mantra, come una manciata di sogni, mentre zoppicando raggiungo l'ospedale nascosto dalle mura alte.
Non rivedrò mai più Giovanni Pietro che, tra poche ore, mentre starò tornando a casa, lascerà Milano. Soffro per questo. Perché ci si incontra casualmente e poi non ci si vedrà mai più e quel mai più è un po' come morire.

Sunday, September 19, 2010

ACQUARIUS STORY TELLER TOUR FERMATA HANGAR BICOCCA

Hangar Bicocca: le installazioni "I sette palazzi celesti" di Anselm Kiefer
e"Personnes " di Christian Boltanski



Un video dedicato all' installazione di Anselm Kiefer "I sette Palazzi Celesti" e all' installazione di Christian Boltaski "Personnes" , viste entrambe nello spazio Hangar Bicocca di Milano. L'installazione di Boltanski, creata per lo spazio hangar Bicocca è diversa e ridotta rispetto alla mostra tenuta al Grand Palais di Parigi.
Il mio è un omaggio a queste due installazioni, ai due artisti, che rappresentano in modo diverso, temi legati alla memoria, alla vita e la morte, alla spiritualità e la sacralità e all'uomo.
La musica è un mix che contiene il brano "Particule", dall'album " L'autre endroit" dell'artista Silence: http://www.jamendo.com/it/search/all/...
Video di Marfeda

Thursday, September 16, 2010

ACQUARIUS STORY TELLER TOUR: SECONDA FERMATA
TERRA DI NESSUNO: DAVANTI AD UNA TAZZA DI TE.

Si preparò una tazza di te scuro al miele e limone. Scaldò la teiera con abbondante acqua bollente. Scaldò anche la tazza. Aspettò con pazienza che le molecole di maiolica inglese prendessero tutto il calore necessario ad accogliere il te, mantenendone la temperatura. Versò l'acqua nella teiera, dove giacevano lucide, le foglie di te appena liberate a pioggia leggera. E attese. Aspettò, seduto in silenzio. Che le foglie sprigionassero l'aroma e il profumo. Attese che le foglie si lasciassero andare, rilassate e permeate d'acqua.
Respirò in assoluto silenzio. Inspirare, espirare. Come una foglia che galleggia nel buio accogliente della teiera. Mise il te nella tazza, come un esile rivolo fumante, attraverso il colino. Si avvicinò con la sedia al tavolo, composto, la schiena dritta, gli occhi alla tazza, piena di liquido scuro dorato. Poi prese il miele e lo fece scivolare piano, mescolando lentamente. Con le pinzette prelevò la fettina di limone dal piattino, appena tagliata, bagnata di succo e brillante di luce gialla.
Respirò e socchiuse gli occhi. Pensò a tutte le piantagioni di te. Immense, lunghe distese di piantagioni di te, verdi e lussureggianti. Luoghi mai visitati, perchè aveva paura di prendere un aereo e partire. Volare. Guardare dall'alto e oltrepassare il suo piccolo salotto. I libri accatastati. Le lezioni con gli allievi distratti. Le passeggiate verso l'agenzia di viaggi, nella quale non era mai entrato: giusto uno sguardo alla vetrina, per controllare, se per caso avesse cambiato i manifesti con i luoghi di vacanza da prenotare subito.
Prese la tazza per il sottile manico lavorato. Un piccolo gioiello fragile ed elegante, bianco a fiori blu chiaro. E bevve. Bevve nella tazza, nella quale,tutta la sua famiglia aveva bevuto. Aveva sorseggiato silenziosamente il liquido d'oro .Pensando a tutto. Parlando di tutto. Fuorchè delle piantagioni di te.
Bevve a piccoli sorsi piano piano. La centenaria tazza di te bollente.
Sentì il liquido caldo aromatico, scendere giu giu, dalla sua gola, verso le viscere, in un viaggio in discesa, come sulle rapide. Il nettare delle piantagioni di te.
Poi si alzò e a piccoli passi, impugnando il bastone come prender sottobraccio un amico si diresse verso la poltrona del salotto viola sbiadito, posta davanti alla finestra, socchiusa, che guarda verso l'autostrada A4. Quella che porta anche al mare. Ma non alle piantagioni di te.
Pensò: " Chissà se stasera mi telefonerà qualcuno."

Tuesday, August 24, 2010

ACQUARIUS STORYTELLER TOUR

PRIMA FERMATA : A SABAUDIA
QUESTO E' IL POST DI ONAGRO "MC" SDL
NOSTALGIA DEL FALEGNAME

Dal terrazzino di casa, a Sabaudia, il panorama mostra che tutta la zona una volta occupata dal laboratorio-casa del falegname è ormai rasa al suolo.
Niente più casa misteriosa, la pianta resa indecifrabile dalle innumerevoli superfetazioni orizzontali, oggetti commerciali, dependances ed estensioni. Niente più finestre semichiuse, inquadrature tagliate di letti sfatti, ombre di uomini che si intravedevano al mattino presto (il falegname affittava le stanze della casa semi-abbandonata?). Niente più ululati di sega elettrica, soffi di compressore per verniciare, andirivieni di clienti e conoscenti, misteriose cataste di legname vario o di ciarpame vario, un immarcescibile e inattuale fuoribordo in secco, o meglio, in umido. Niente più verde, disordinato ma verde, orto prima coltivato e poi abbandonato, alberi da frutto e boscaglia, jungla percorsa da felini multicolori, intenti a inseguimenti, riposi e cacce, concerti e lotte.
Al posto della piccola Beirut, in cui rimane in piedi solo un mozzicone di muratura d'angolo, un cartello ci assicura della prossima nascita di una signorile palazzina mattonata, simile a quelle sorte negli ultimi anni nei dintorni. A fianco resiste il giardino sempreverde e ordinato dell'ineffabile Signor Om. che con inflessione piemontese ancora riconoscibile commenta: “Sarà proprio un bel condominio neh?”
(Onagro)

Monday, August 09, 2010

Colored crystal water and fireworks,
Venice, 17th july 2010 Redentore
fotografie e video dalla festa del Redentore a Venezia.
La laguna, il cielo, come una immensa galassia fluttuante di luci, fuochi, riflessi e colori, come cristalli liquidi.
videowaves by Marfeda
music Roger Rubirana Mata
"Point of no return"
(http://www.jamendo.com/it/track/168834)

Friday, August 06, 2010

Saturday, July 31, 2010

In viaggio, alla fine della navigazione...

Dopo aver raggiunto lo zenith il sole è in fase quasi calante, le bussole segnano nord.
Sono alcuni mesi che navighiamo. Siamo partiti a gennaio col freddo, adesso è caldo e il vento è fresco. Siamo salpati via in gran fretta. Un viaggio obbligato cui siamo stati in molti a partecipare. Nessuno con il cuore lieto e le ali ai piedi. La forza mostruosa d'una imminente tempesta davanti, da affrontare con tutte le forze a disposizione. Pochi piani, fatti via via, problemi da affrontare ogni giorno, e da risolvere. Speranze. Tentativi. Sentimenti come montagne russe, su e giù. Come barometri abbiamo registrato i cambi atmosferici e l'addensarsi della pressione. Abbiamo visto le nuovole crescere e diventare montagne, il mare diventare una massa scura, immane contenitore della tempesta annunciata. Non avevamo a disposizione molti mezzi per fronteggiare il cataclisma se non la forza dei sentimenti. La sensazione di non poter far altro, la frase del nostro capitano " una volta conosciuto il nemico che altro posso fare,se non andare avanti,non ho scelta..."
Il rispetto nel silenzio e nella dignità del Capitano ci ha accompagnato. I silenzi e gli sgaurdi contengono tutto. Anche la libertà e l'amore. La Companera del nostro Capitano, ci ha aiutato a condividere questo viaggio impossibile con una forza che forse nemeno lei conosceva. Viaggiare verso il buio, con la sola luce dell'amore.
Alla fine la tempesta si è abbattuta su tutti noi. Inesorabile, un'onda che ha divorato tutto, fin nei piccoli angoli nascosti, scavando avida ovunque. Ha corroso, frantumato tutte le forze e le roccaforti. Ha prosciugato le forze del Capitano lasciandolo silenzioso per sempre come un santo sulla riva, E noi nel dolore scomposto e disperato. Abbiamo perso il Capitano. La nave resta in silenzio. Il mare immoto ignora nella sua maestosa possenza e grandezza il nostro naufragio.
Non ci sono piani ora. Solo l'alternanza del dolore e dell'oblio,della paura, insieme però al tepore del sole, al vento, al fruscio lontano delle piante, all'odore dei fiori, al rumore dell'acqua e agli occhi fedeli degli amici intorno.

Wednesday, June 16, 2010

Fotografie alla fermata tram 2 Milano.
videowaves Marfeda
giugno 2010

Prima di una serie di sequenze sulla città, veloci, ossessive come il ritmo che scorre sulle strade.


Tuesday, June 08, 2010



Un brano forte e meraviglisoo , per Valeria D'Arbela, pittrice e artista,
mia madre. E' lei che me l'ha fatto ascoltare per la prinma volta tanto tanto tempo fa. E' una preghiera verso l'infinito.

Sunday, May 23, 2010

video

BUENA SUERTE (Valery Records), track 6 -

SOLDATINI DI PONGO (Baby Soldiers)
music & lyrics: Steve Volta // Pino Scotto // Norman Zoia
Feat: Nina - Chitarre e cori: Steve Volta
batteria: Marco Di Salvia - Basso: Frank Kopo

Da un album che sale su molto in alto, per scendere a precipizio negli inferi [...] La mano di Norman Zoia nei testi, bellissimi, dell'ultimo rocker italiano. Un racconto lucido e implacabile in punta di penna, una sorta di Spoon River, ironica, amara, a ritmo di rock & riff. Nessuno dorme sulla collina, la vita scorre difficile e contraddittoria” (M.F.)

VIDEOWAVES BY MARFEDA VERSION 2

Thursday, May 20, 2010

Saturday, May 01, 2010













Terra di nessuno "install-azione" stazione Corsico








Terra di nessuno
"install-azione-stazione"










Mean Mr Mustard - The Beatles


Mean Mister Mustard sleeps in the park
Shaves in the dark trying to save paper
Sleeps in a hole in the road
Saving up to buy some clothes
Keeps a ten bob note up his nose
Such a mean old man
Such a mean old man

His sister Pam works in a shop
She never stops, she's a go-getter
Takes him out to look at the queen
Only place that he's ever been
Always shouts out something obscene
Such a dirty old man
Such a dirty old man

Thursday, April 15, 2010

Norwegian Wood - The Beatles

I once had a girl, or should I say, she once had me...
She showed me her room, isn't it good Norwegian wood?

She asked me to stay and she told me to sit anywhere,
So I looked around and I noticed there wasn't a chair.

I sat on a rug, biding my time, drinking her wine,
We talked until two and then she said: "It's time for bed"

She told me she worked in the morning and started to laugh.
I told her I didn't, and crawled off to sleep in the bath

And when I awoke, I was alone, this bird had flown
So I lit a fire, isn't it good Norwegian wood.


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Monday, March 29, 2010

ATLANTIS



Navighiamo senza barche o zattere, senza bussole e indicazioni.
Come ci si sente in questo grande spazio blu increspato di bianco, guardando ovunque e intorno solo blu?
Non c'è risposta se non il battito continuo del cuore e la sensazione di essere vivi.
Eppure avremmo bisogno di tante risposte e forse di più , di poter fare domande.
Ci farebbe sentire meno soli.

Saturday, March 27, 2010

Al di là delle definizioni questo l'abbiamo chiamato amore.

....Ecco, se tutto si può cancellare e succede quando hai abbassato la guardia e pensi di essere immune da tutto quello che invece accade intorno, il tuo sguardo obliquo, di taglio, che però riesco a vedere nel suo unico verde scintillante, resta aggrappato ai miei occhi. Non serve altro. Racchiude, le parentesi e le sottolineature. E di solito in tutto questo sorridiamo, scoppia la risata chiara, bianca luminosa a volte trattenuta a stento, come un lungo soffio libero dalle labbra e dal naso. E di certo, ci guardiamo a tratti, fingendo noncuranti per non farci scoprire. Non ci sfioriamo nemmeno. Eppure siamo immersi totalmente uno nell'altro. Complici e apparentementi indifferenti come gatti dagli occhi socchiusi.....

If you do'nt know me by now... Simply red


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Friday, March 26, 2010

RAI PER UNA NOTTE 25 MARZO 2010

La serata di Rai Per Una Notte di ieri 25 marzo dal Pala Dozza di Bologna ci ha fatto sentire meno soli. In tanti collegati via internet, ad ascoltare la radio, sintonizzati sulle emitenti locali, abbarbicati alle parole che diventano enormi montagne di verità e cultura. La realtà di un paese continuamente spinto verso il vuoto e lo svuotamento delle anime e dei corpi. E' stata una bellissima serata.
Ringraziamo di cuore tutti quelli che si sono impegnati ed adoperati in prima persona perchè accadesse.!!! Quante bellissime persone, quanta gente che desidera vivere in un paese civile. Grazie grazie grazie.
ODIARE I MASCALZONI E' COSA NOBILE. SIGNIFICA ONORARE GLI ONESTI.
QUANDO SI OFFENDE UNA LIBERTA', SI OFFENDE LA LIBERTA' DI TUTTI.
E' vero, noi la faremo sempre fuori dal vaso!!!! Lo giuriamo!

Saturday, March 13, 2010




Personnes è il titolo scelto da Christian Boltanski per la sua installazione al Grand Palais di Parigi all’interno della rassegna Monumenta edizione 2010 in uno spazio di circa tredicimila metri quadrati delineato da un' architettura di ferro e di vetro.Chirstian Boltanski , Artista "della memoria e della perdita", autore del saggio “Lo Spettacolo del dolore”, che racconta l’indignazione di una società che si nutre mediaticamente del dolore altrui per allontanare la paura dalla propria realtà ha ideato quest'opera che vuole rappresentare la presenza dei morti. Personnes in francese significa “persone” e “nessuno “ e quindi conduce anche all'idea della scomparsa, della morte. Su richiesta dell’artista,il Grand Palais è stato reso freddo come un cimitero. Divise in decine di singole aree centinaia di vestiti giacciono a terra a rappresentare i corpi delle persone scomparse. La colonna sonora è stata composta assemblando le registrazioni di cuori che battorno. Anche i visitatori possono aggiungere il suono del proprio cuore, registrandolo in uno spazio che è stato creato appositamente.
(da Artsblog.it)

Sunday, March 07, 2010

Che cosa si vede dalla finestra di una casa che si affaccia su di una stretta e ombrosa stradina di provincia, nell'arco di 24ore, posto che sei una disoccupata che rimane a casa perchè non sa dove andare e sopratutto non ha un soldo in tasca da spendere? E di cosa si parla quando la vista sulla strada si sdoppia e diventa accesso ad una finestra totalmente diversa ovvero la finestra del proprio computer e persino la finestra che la protagonista apre nella propria mente?
Iskra Maria, disoccupata, 50 anni, cultura media, aspetto anonimo, tendenza alla depressione, lo racconta del suo "Diario di Iskra Maria" (disoccupata,che deve il suo nome a un padre comunista e a una madre cattolica che non si sono mai messi d'accordo.)Un romanzo che si legge tutto d'un fiato, corto come quello dell'autrice in corsa verso la propria "liberazione" dalla prigionia casalinga.
......

"DIARIO DI ISKRA MARIA (DISOCCUPATA CHE DEVE IL SUO NOME AD UN PADRE COMUNISTA E AD UN MADRE CATTOLICA CHE NON SI SONO MAI MESSI D'ACCORDO) - Edizioni I Quaderni a Spirale - Eur 14

Saturday, February 27, 2010

Da L'AGENTE IMMOBILIARE

(CAPITOLO 5)


.....
Lorenzo arriva stanchissimo all’aeroporto di Venezia. Percepisce immediatamente il sentore familiare della laguna: salmastro con retrogusto di alghe e muffa. E’ un odore amico che odia ed ama. Una mano umida che gli strofina dolce il viso, che lo rincuora e lo aiuta a riordinare i pensieri. E’ arrivato dall’Afganistan con una grande quantità di foto scattate, forse le ultime, che ritraggono una desolante devastazione sullo sfondo di turbanti neri. Ma la sua attenzione è catturata dal ricordo di Olivier. Per tutto il viaggio di ritorno gli è parso di sentirselo addosso, perfettamente adattato alla sua pelle. Ha in corpo una specie di tamburo che continua a rullare. Gli vengono in mente i suoi occhi verdi. L’ultima volta che si erano visti, prima della sua partenza, Olivier gli aveva comunicato di aver accettato l’invito di un tizio conosciuto poco tempo prima, che gli aveva offerto un viaggio in Martinica.
- Non dovevi venire a Venezia per qualche giorno? Aveva obbiettato Lorenzo.
- Beh verrò un'altra volta… tanto l’invito è sempre valido no?
Si erano fronteggiati come due lottatori, lo sguardo franco di Olivier che lo ispezionava quasi divertito.
- Certo. E’ sempre valido.
Lorenzo era rimasto in silenzio. Non aveva nessuna intenzione di mostrare la sua delusione. Non voleva insistere. Cedere. Dirgli Vieni. Ti prego, vieni che non sto più nella pelle. Vieni da me che ho bisogno di toccarti..
Stava sperimentando per la prima volta la sensazione di avere ingoiato un intero cespuglio di spine che gli devastavano lo stomaco e si sentiva un sudore acido spumeggiare sulla schiena.
Mentre aspetta il battello che lo porti a casa al Lido prova a chiamare Olivier al telefono. Così. Pensa di chiamarlo per farsi del male. E' sicuro che non risponderà.
Se lo immagina al sole, in spiaggia con il tizio, un pubblicitario dal fisico molto curato, gli aveva detto Olivier sarcastico e si sente un perfetto coglione mentre compone comunque il numero sulla tastiera.
Il segnale di connessione gli penetra nell’orecchio e gli sembra fortissimo. Gli pare che lo possano sentire tutti quelli che gironzolano nei pressi dell’imbarco. Il telefono di Olivier è acceso e a Lorenzo manca il coraggio di fare quella telefonata.
- Ciao Lorenzo. Il tono di Olivier è gentile, sembra quasi grato. - Ben tornato a casa dal paese degli orrori. -
Lorenzo sente tutta la tensione scendere giù dalle sue spalle verso le gambe come una cascata d’acqua che corre verso il basso e anche la sua voce corre verso il basso, quasi un sospiro roco.
- Grazie. Com’è il tempo in Martinica?
- Bellissimo.
- Ovvio in Martinica è sempre bello.
Mentre Lorenzo fa uscire la propria voce spingendo sul diaframma, perché proprio non vuole uscire, riesce anche a pensare merda più volte e di se stesso coglione-stronzo . Vorrebbe anche confessare a Olivier, ma che stupido a non dirti subito quanto avrei voluto trovarti al mio ritorno magari ad aspettarmi in aeroporto e poi correre a casa e ….
-E’ vero – sta rispondendo Olivier – è un peccato, per il tempo dico, perché alla fine, non ci sono andato.
- Non sei partito?
- Eh no.. - Olivier ride - Sei ancora li?
- Si - Lorenzo si sente appeso ad una parete liscia senza appigli in caduta libera, una specie di o di beatitudine.
- E quindi stai ...qui.. non i vai più...
- No, non parto... perchè... in fondo in Martinica ci sono già stato ..
- Beh ma allora parti, cioè no.. vieni qui, vieni da me , non è la Martinica ma .. Olivier. Vuoi.. vedermi?
Scandisce molto bene il nome di lui e tutta la frase perché non crede di aver avuto il fegato per quelle parole tutte insieme .
- Voglio dire non vedo l’ora di …e
- Certo che voglio vederti , sennò avrei accettato l'invito, cosa te ne sembra?
Lorenzo pensa di aver sognato tutto. Prende il motoscafo mettendo semplicemente un piede dietro aggrappato ai pesi dello zaino e delle macchine fotografiche. L’odore salmastro gli sembra ancora più dolce e balsamico e la nebbiolina che lo avvolge gli addolcisce la pelle seccata dal sole e dalla lunga permanenza in aereo.
A casa sua, Olivier si mette a ridere, così, da solo con il telefono in mano e il vecchio gatto Joe che lo apostrofa con sonori mraahh , per ricordargli che è quasi ora di andare a dormire.
Non è solo ora dormire è anche ora di sognare... finalmente.. l'ultima volta risaliva a troppi anni prima.
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Keith Haring, peintre américain né en 1958 a débuté par des études de graphisme publicitaire. Commençant par dessiner sur les murs du métro, il expose finalement dans plusieurs galeries new-yorkaises prestigieuses, notamment chez Tony Shafrazi et Léo Castelli. A partir de 1984, il développe une symbolique colorée, liée au monde des médias et se distingue en créant une iconographie unique, aux formes synthétisées soulignées de noir. Outre son style graphique facilement identifiable, son immense popularité s'explique par sa prédilection pour des supports hors normes accessibles à tous : le métro, les murs de la ville, les réverbères, jusqu'aux produits dérivés qu'il commercialise lui-même.
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William Kentridge



William Kentridge artista sudafricano, ha le sue radici a Johannesburg, dove è nato nel 1955 e dove continua a vivere e a creare la maggior parte delle sue opere.
Le sue opere esplorano le infinite tessiture della propria memoria personale e di quella collettiva per analizzare i conflitti di una società globalizzata. Pittura, disegno, bozzetti, installazioni, films che diventano video:Kentridge utilizza in modo affascinante tutte le tecniche per rappresentare l'umanità nelle sue pieghe più fragili e profonde.








The Bohemian rhapsody



(Mercury)
Is this the real life?
Is this just fantasy?
Caught in a landslide,
No escape from reality
Open your eyes, Look up to the skies and see,
I'm just a poor boy, I need no sympathy,
Because I'm easy come, easy go, Little high, little low,
Any way the wind blows doesn't really matter to me, to me
Mama I just killed a man,
Put a gun against his head, pulled my trigger, now he's dead
Mama, life had just begun,
But now I've gone and thrown it all away
Mama, ooh, Didn't mean to make you cry,
If I'm not back again this time tomorrow,
Carry on, carry on as if nothing really matters
Too late, my time has come,
Sends shivers down my spine, body's aching all the time
Goodbye, ev'rybody, I've got to go,
Gotta leave you all behind and face the truth
Mama, ooh, I don't want to die,
I sometimes wish I'd never been born at all
I see a little silhouetto of a man,
Scaramouche, Scaramouche, will you do the Fandango
Thunderbolt and lightning, very, very fright'ning me
(Galileo) Galileo (Galileo) Galileo, Galileo figaro
Magnifico I'm just a poor boy and nobody loves me
He's just a poor boy from a poor family,
Spare him his life from this monstrosity
Easy come, easy go, will you let me go
Bismillah! No, we will not let you go
(Let him go!) Bismillah! We will not let you go
(Let him go!) Bismillah! We will not let you go
(Let me go) Will not let you go
(Let me go) Will not let you go (Let me go) Ah
No, no, no, no, no, no, no
(Oh mama mia, mama mia) Mama mia, let me go
Beelzebub has a devil put aside for me, for me, for me
So you think you can stone me and spit in my eye
So you think you can love me and leave me to die
Oh, baby, can't do this to me, baby,
Just gotta get out, just gotta get right outta here
Nothing really matters, Anyone can see,
Nothing really matters,
Nothing really matters to me
Any way the wind blows

Friday, February 19, 2010

Esecuzione magistrale dei mitici Elio E Le Storie Tese nel brano tratto dall'opera di Gioacchino Rossini "il Barbiere di Siviglia", intitolato "Largo Al Factotum".



Sunday, February 07, 2010



Dall' album VOL. III di Fabrizio De Andrè. Adattamento musicale al sonetto di Cecco Angiolieri. Il testo riportatato è il sonetto originale. Nel brano è modificato.

S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.



Testo:
Cantami di questo tempo
l'astio e il malcontento
di chi è sottovento
e non vuol sentir l'odore
di questo motor
che ci porta avanti
quasi tutti quanti
maschi , femmine e cantanti
su un tappeto di contanti
nel cielo blu

Figlia della famiglia
sei la meraviglia
già matura e ancora pura
come la verdura di papà

Figlio bello e audace
bronzo di Versace
figlio sempre più capace
di giocare in borsa
di stuprare in corsa tu
moglie dalle larghe maglie
dalle molte voglie
esperta di anticaglie
scatole d'argento ti regalerò

Ottocento
Novecento
Millecinquecento scatole d'argento
fine Settecento ti regalerò

Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie
quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar
e quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar

Figlio figlio
povero figlio
eri bello bianco e vermiglio
quale intruglio ti ha perduto nel Naviglio
figlio figlio
unico sbaglio
annegato come un coniglio
per ferirmi, pugnalarmi nell'orgoglio
a me a me
che ti trattavo come un figlio
povero me
domani andrà meglio

Ein klein pinzimonie
wunder matrimonie
krauten und erbeeren
und patellen und arsellen
fischen Zanzibar
und einige krapfen
frùer vor schlafen
und erwachen mit walzer
und Alka-Seltzer fùr
dimenticar

(Un piccolo pinzimonio
splendido matrimonio
cavoli e fragole
e patelle ed arselle
pescate a Zanzibar
e qualche krapfen
prima di dormire
ed un risveglio con valzer
e un Alka-Seltzer per
dimenticar.)

Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie
quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar
e quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar.

Wednesday, February 03, 2010

IL PROFESSOR ADEN E’ IN PIEDI...

Il professor Aden è in piedi, nudo, al centro della stanza e guarda il muro. Sono le sei del mattino e ha dormito poco. Bofonchia piano e biascica. Ha sognato per 3 ore di essere in classe a interrogare i suoi studenti liceali. ” Cialtroni.. ” La sua voce cresce in un suono di animale furioso e spaventato. Cialtroni maledetti cialtroni.. asini .” Apre e chiude aritmicamente i pugni e continua a muovere le dita come se stesse sbriciolando qualcosa, le nocche pallide, grigie e venate di un blu sbiadito. Anche il suo corpo ha un colore spento, opaco. Ma contro il biancore sporco e macchiettato del muro, disegnato da sottili segni e parti di colore graffiato via, la sua sagoma immobile spicca come se si fosse impressa sulla parete. Sembra di sentire un rosario strozzato, che esce a forza dalla gola e dal petto. Nervi e muscoli fiaccati dall’età sono tesi in quella rabbia. E’ di nuovo il militare possente e l’insegnante autoritario che è stato per tanto tempo. Ha la memoria lucida e presente e i riflessi pronti a reagire.
L’appartamento è un desolato paesaggio di scatole impilate. Il trasloco. Ci sono state altre partenze, se le ricorda una per una, con i bauli neri e verdi, caricati sulle navi, sui treni con gli scompartimenti di legno. E sempre quella mesta smobilitazione attorno. Anche i mobili sono stati allineati, come se fossero in coda per uscire dalla porta di casa. Plastica a pallini per proteggerli, scotch marrone. Ovunque si giri lo sguardo, riquadri più chiari sul muro. In quello più minuto, era appesa il ritratto di sua madre Dagmar, con la gonna lunga, la giacchetta col colletto più chiaro e lo chignon tirato, a scoprire due occhi scuri penetranti. Verso quel piccolo esile rettangolo lattiginoso il professore ha uno scatto, parte all’attacco, marziale. Muove passi veloci e poi si ferma. Si gira dall’altra parte, verso l’angolo opposto e così senza preavviso comincia a piangere. Goffamente, mentre il suo corpo si affloscia e si rimpicciolisce fino a sembrare un ragazzino spaventato piscia contro le pareti scrostate. Fuori dall’appartamento la vicina di casa sta cercando di far entrare la chiave nella serratura, ma non ci riesce, perché Aden ha lasciato la sua dentro. Annabianca suona il campanello e batte con la mano spalancata.
“Professore, professore, cosa la mi fa oh professore, apra la porta che si deve fare. Oggi si deve fare… l’iniezione. La medicina. E poi c’è il trasloho. I nipoti, professore. Hanno chiamato tanto ier sera. E come mai. Si deve risponder al telefono.”
“ Troia. Vacca.” Pensa e dice piano Aden. E aspetta. Forse se ne andrà.
Invece a forza di insistere freneticamente e spingere, si sente il tintinnio metallico e la chiave cade dalla piccola feritoia. La vicina spalanca gli occhi sul professore nudo. Spalanca la bocca. Corre ad aprire le imposte. La stanza, i mobili si fanno invisibili, immersi come sono nella luce accecante di un mattino terso, là fuori .
“ Una così bella giornata” dice Annabianca e continua a tenere la bocca aperta sulla A che è anche AH professore cos’HA professore. Tiene le mani aperte come se dovesse prenderlo tra le braccia e cullarlo ma sul viso ha una smorfia di disagio e la bocca è all’ingiù in una piega di paura e di disprezzo. Aden va verso la camera da letto, gira il sedere magro e non risponde. E la vicina dietro, perché ha preso coraggio.
“ Eh, questa l’è la vecchiaia cattiva, professore. Non dia pena ai figlioli, ai nipoti. Si deve ubbidire, da bravo. Dove sono i vestiti, via, ecco i calzoni, le calze, prima le mutande. E poi giù, la pasticca, che poi se lo vole c’e’ il the.”
Aden ingurgita la capsula gialla. Si fa sistemare la camicia dentro i pantaloni di flanella. Più tardi la puntura, la minestra e poi la doccia. Domani arriva la ditta che porta via tutto: il trasloco.
“Deve essere contento professore, che poi i nipoti la portano in campagna, con loro.
In cucina Aden ha ammassato nuovi contenitori vuoti di uova e di latte appoggiati su giornali vecchi. Annabianca li arraffa con un sospiro.
“Vecchio rimbambito” pensa “fa un magazzino di spazzatura e rifiuti, meno male, fra poco è finita e via. I vecchi non possono stare soli, non possono. Meglio l’ospizio. Anch’io per me voglio la casa per gli anziani. Metto da parte che ci sarà bisogno di soldi.”
“Vacca.” pensa il professore e la guarda di sbieco. “ Si è presa i denari…” Ma abbozza un sorriso solo con la bocca, tirando più che può i muscoli del viso per sembrare gentile e accetta la tazza di the.
Sono in pedi in cucina a bere dalle chicchere di ceramica cinese. Annabianca sorbisce aspirando rumorosamente il liquido, in modo ritmico. Per Aden quel fruscio liquido è come una coltellata nel cuore. “Maleducata... Ha frugato nei miei nascondigli quella mentecatta. Pescava, tra le mie cose sul tavolo e dalle buste, fingendo interesse per il latino, il sorrisetto di Giuda, con lo straccio a mezz’aria ... zoticona, rustica, analfabeta ahh ... de rustica progenie, sempre villana fuit! E quella mania della pulizia.. a scartabellare tra i fogli, tra i notes di appunti... a scovare qualcosa nelle librerie, con la scusa degli acari. Altro che acari ,perbacco, andava a cercare il denaro, sì che lo andava a cercare ... con la scusa della pulizia.. homo homini lupus… ladra e impicciona, maledetta…
A mezzogiorno arriva la minestra di verdure, prima l’iniezione. Aden non esce di casa oggi. Rimane a fissare i riquadri bianchi sul muro. Domani c’è il trasloco. Si toglie di nuovo i vestiti e resta in piedi vicino al letto con i pugni chiusi. Più tardi c’è la doccia. Come al militare. Come tutti giorni. Usus efficacissimus rerum omnium magister. Pensa. Domani c’è il trasloco. Chi l’ha deciso il trasloco?
Così apre la porta di casa, bianco, grigio, denudato e grida, grida sulle scale con tutta la voce che ha in corpo: Sia ben chiaaaroo che ioooo, da quiiiii non mi muoooovoooo... Non mi muovo, non mi muovo, non mi muovo”.
Annabianca corre e guarda dallo spioncino. Ascolta. Dal salotto arriva la voce del marito. “Il professore è di nuovo nudo?” Non si sente altro che l’eco, nell’androne, della voce di Aden, in sottofondo il suono indistinto dei televisori accesi. E poi un tac. Silenzio. Tac: la porta di Aden che si chiude.
“Non mi piasce” Annabianca è in pedi vicina alla poltrona del marito.
“La notte prima del trasloco il professore un dorme”. aggiunge
“Lascia perdere via, l’è una bischerata, poi si quieta.” Sbadiglia il marito.
Annabianca torna alla porta. Ascolta il silenzio. Ma non si decide ad andare a dormire. “Quanti guai, quanti guai, signore, oh che croce quest’uomo. E mi dispiace per lui, come se mi fosse un parente.” Mormora, stropicciando la camicia da notte di flanella. Strascicando le pianelle, va in cucina. Apre appena la finestra, da lì si vede il riquadro illuminato di quella di Aden. Tende di nuovo l’orecchio, con la testa tra i due battenti, guarda verso la luce in cerca di indizi e aspetta. Non sa perché.
“Giù, vieni a dormire, è tardi, Bianca, o via…” Il marito di Annabianca alza appena la voce, come un giocatore stanco che ha perso la partita. Poi spegne la luce dell’abat-jour sul comodino e sospira. E dopo pochi minuti quasi contemporaneamente, Annabianca vede il riquadro della finestra del professore animarsi e la luce quasi fiammeggiare, sente un singhiozzo, simile a un rutto e parole vomitate a scatti.
“Oh vergine santa, professore!”
Aden sta scaraventando le scatole in cortile. Libri, oggetti, presi dagli scatoloni si abbattono sul piccolo marciapiedi di fronte alle piante.
“Cicero pro domo sua, quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Filistei siete tutti filistei... senza dignità...” Aden sbraita piangendo. “Che vergogna, che vergogna, che vergogna…”
Annabianca gli fa eco, svegliando il marito, che a tentoni cerca il telefono.
“Oh Mezzetti, Mezzetti, Dio mio, chiama l’ambulanza, i pompieri, oh Vergine santa professore, professore per carità…” La vicina rimane così, sospirando e mugolando, con le mani sulla bocca, davanti alla finestra, mentre fuori vola di tutto e altre finestre si aprono. Si sentono tapparelle che si arrotolano e spuntano teste arruffate, sul cortile.
E una specie di cascata di improperi e frasi interrogative si riversa nel cortile: “… Ma che succede... ma chiamiamo i carabinieri... domani, domani se ne va, c’è il trasloho, ah il trasloho, meno male il trasloho… Arrivano i pompieri e l’ambulanza. La gente è per le scale, che si sporge dalle balaustre, e dai corrimano, alcuni sono riuniti davanti alla porta di Annabianca, di fronte all’appartamento di Aden. “Tutto distrutto, con l’odio di un povero cane idrofobo… E chi c’entra lì dentro, con quella furia...” dice qualcuno.
Arriva un pompiere e prova a suonare. Ma sono già pronti a a usare la forza. La porta blindata è un problema, forse dalla finestra. “Ma da quel pertugio, come fate?” dice un altro. “Apra la porta” intima il capo dei vigili ad Annabianca, “su, apra con la chiave. E la porta si apre, non è nemmeno chiusa con le mandate. Il professore si volta, le cornee iniettate di sangue, verso tutti quegli occhi spalancati che scandagliano come raggi laser ed emette un rantolo, un singulto di bambino, ricacciato tra le ombre della gola. E i vigili entrano, insieme ai barellieri.
“Bisogna avvisare i parenti!“ dice il capo pompiere. Aden viene tirato via quasi dolcemente, come un burattino senza scheletro, accasciandosi tra quelle braccia forti e frettolose, totalmente indifferenti al contatto.
“Ah, sì, i nipoti” dice Annabianca “Poveri nipoti, povere anime, povero professore...”
Si sentono i suoni delle ricetrasmittenti e frasi mozze qua e là provenire dalla sala operativa. Il professor Aden viene rivestito e portato via in barella. I vigili recintano il mucchio informe lanciato nel cortile con una sottile striscia bianca e rossa. Tutti tornano alla spicciolata verso le proprie case. “Domani si vedrà cosa recuperare, da quel cumulo di cose, poi arriveranno i parenti. Sono stati chiamati? Sì, sono stati informati, partono stanotte, domattina sono qui.“ Ancora qualcuno si è attardato a scambiare quattro chiacchiere.
Per quasi tutto il tempo Annabianca non ha mai staccato la mano dalla bocca. Si siede in cucina, la finestra è ancora aperta. Per molte notti ha guardato quel riquadro di luce proveniente dalla stanza del professore, sentendosi montare dentro oscuri presagi. Il marito le porge dell’acqua, dopo aver bevuto dallo stesso bicchiere.
“A che ora vengono i nipoti?“ chiede ”La porta dell’Aden è chiusa? Ci mancherebbe rubassero proprio stasera, che poi la colpa è nostra… se ci son valori...”
“No, non ci son valori... non c’è nulla...” Annabianca toglie la mano dalla bocca per bere. Ha uno sguardo glaciale, di un marrone opaco, torbido. Fissa il marito per un momento. “Non c’è nulla, andiamo a dormire.”
Il condominio è tutto scuro, anche quel flebile faro, la luce sempre accesa di Aden chino sulle versioni latine, per notti intere, è spenta. C’è una brezza quasi primaverile che scompone i fogli mischiati in cortile e accarezza delicatamente la carta.