Monday, May 30, 2011
I cortei di bicilette in una nuvola di piccoli e artegetei tintinnii di campanelli, contro l'inquinamento della città. Chi sul prato vicino all'incrocio suonava la chitarra e rideva. E i cortei con le bandiere rosse e della pace. Gli studenti con le loro felpe e i cappucci. I grossi camion dei centri sociali con la musica techno sparata ad alto volume, che faceva vibrare i vetri. Il corteo delle befane sulle moto, il primo dell'anno. Centauri scintillanti su magnifici mostri a due ruote. tanti rombanti e forti come cavalli al trotto. I cinesi del ristorante più sotto, in festa per l'ultimo dell'anno a sparare razzi e fuochi colorati. I bambini nel parchetto più avanti, sugli scivoli, pericloosamente vicino a strani personaggi dai traffici illegali. Il grande mercato del sabato, pieno di gente e di venditori ambulanti. I cavalli e i passi della gente nei giorni di blocco delle auto. Un silenzio irreale che dava una sensazione di festa improvvisa di paese. Le campane che riusicvano ad emergere chiare e diffondersi, trasportandolo con la mente altrove.
Non gli mancava la vita anche se restava a casa, magari a scrivere o a pensare. . Anche ad occhi chiusi avrebbe sempre ritrovato la strada attravero quei rumori e quegli odori. Sempre. In tanti venivano a trovarlo. Si trovavano bene in quella casa dalle tante finestre. Aperta a tutti. Per suonare, discutere, mangiare insieme. Qualche chitarra, qualche bicchiere di vino. Tanta musica e gli echi continui del "fuori", dell'esterno, a fare da coreografia. I tifose del calcio che strombazzavano, poco graditi, saturando l'aria di assordante fracasso, come pura felicità. Le botte, le risse, gli incidenti più sotto, l'incendo di un bar i pompieri che scalavano la casa di fronte. Le vendette della mala negli anni 70. I rumori dei colpi di pistola. I contrabbandieri, dietro l'angolo. L'odore del pane sfornato. I camion della nettezza urbana per la raccolta dei vetri. I gabbiani, del vicino naviglio: li poteva vedere sfrecciare e veleggiare per poi tornare alla Darsena. Il sole che sorge, la luna dietro le case di fronte, i temporali come mostruosi monsoni che spazzavano l'incrocio, tuonando. Poi aveva dovuto lasciare il faro, la casa dalle tante finstre. Le cose banalmente finiscono. E un giorno Nicolas,questo è il suo nome, si è dovuto traferire altrove. Dalla sua finestra vede una casa soltanto, a piano terra e una strada silenziosa. Esce. Ma non c'è più nulla da guardare, da vivere. Non viene quasi nessuno nella nuova casa. Lontana. Un po' buia e silenziosa, periferica. La sua nuova casa somiglia a questo cambiamento. Silenziosa e buia.Non aveva previsto che accadesse. Gli pareva che la sua vita, come la casa sarebbe stata eterna. Un'insieme di suoni e persone e magia tutto insieme. Ma non è andata così. Ascolta e pensa. E tutte le volte a occhi chiusi risente tutti quei rumori meravigliosi, quei suoni che dipingono immagini precise e nitide nel buio dei suoi occhi chiusi. E risente gli odori. Si ricorda di tutti quegli odori e suoni. Li potrebbe riprodurre. la sua mente lo fa, nel silenzio della nuova casa nella nuova strade. Ma non si consola. Guarda verso la parete.: una finestra immaginaria e scrive di quello che ha perduto. degli amici, le serate l'energia e la forza delle emozioni. Non è che è diventato vecchio o che gli altri lo sono diventati. E' che le cose cambiano anche quando non dipende da te e con la vita che scorre in avanti alcune volte perdi per strada parecchie cose e alla fine nonostante tutte le spiegazioni razionali una sola ragione che le valga tutte non c'è. Si cambia anche in peggio talvolta ma di sicuro anche questo non è per sempre. Quindi da qualche parte ci sarà un nuovo faro che attende Nicolas, anche se non si sa quando succederà.Intanto ascolta e pensa. Scrive. Annota su di un diario questa sensazione di vuoto e di solitudine. Dalla finestra che si affaccia sul cortiletto vede un albero e dei fiori e sente l'odore dell'erba, si immagina il mare, i giardini. Il vento gli porta strani odori di montagna e aria pulita. La luce, poca che entra dalle finestre lancia piccoli dardi di sole qua è là fendendo la penombra, come sommessi segnali di pace. Il buio dalla strada immota lo assale come una grande onda, insieme all'assenza di rumori. Ma quando alla fine il sonno lo porta a cercare la quiete del suo letto e spegne la luce, attraverso le serrande semi abbassate entrano losanghe di luce che sembrano finestre, enormi finestre di luce sulla parete di lato al letto e tra il sonno e la veglia, sogna di essere nella casa dalle tante finestre. Si ricorda il giorno del commiato,la casa, ormai vuota. Si rircorda che che pochi istanti prima di chiudere la porta per sempre, e raggiungere la macchina che lo avrebbe portato nella nuova casa, è entrato in ogni stanza e ossequioso come un'amante che deve rendere onore al proprio amore perduto, si è inchinato e ha lanciato baci ad ogni finestra e parete ricordando tutto. Ha detto addio, addio addio con le braccia che si muovevano come in una danza. Poi ha chiuso la porta.
Tuesday, May 17, 2011
Saturday, May 14, 2011

Sesto per Mille - Fatta l'Italia rifacciamo gli italiani

Il testo dell'inno
Inno de Mameli
Fratelli d'Italia,
di Persia e Somalia
Bolivia, Australia,
Kirghisia, Indonesia.
Dov'è l'Anatolia?
La grande muraglia?
Che fino alla Puglia
condusse il wan ton.
to to ton to to ton
to to ton ton ton ton ton
Già vedo il polacco
abbracciare il Marocco.
Laggiù il peruviano
mangiare un kebab.
L'ucraino e il danese
baciar l'albanese.
E qui l'esquimese
lodare il Gabon.
A vincer la noia
ci pensano i Maya.
La danza propizia
la fa il Senegal.
L'Egitto fa festa
Tirana s'è desta
Evviva la radio
che è made in Japan
Fratelli d'Italia,
d'Armenia e Dankalia
Colombia, Lituania,
Angola, Birmania.
Dov'è la Lettonia?
Sta sotto all'Estonia
Ma la Gran Bretagna
confina solo col mar
ma ma mar ma ma mar
ma ma mar mar mar mar mar
Facciam di "Volare"
un reggae in levare.
Ed il panettone
farciam di cous cous.
Mettiamoci in fila
da Sesto a Manila.
Dall'Alpi alla Sila
sarà l'unità.
Prendiamo la mano
all'indo e al siriano
Al serbo e all'ispano
chiediam "come va?"
Stringiamoci in coro
Il bianco col moro
Evviva la radio
che è made in Taiwan
Extrafesta di Radio Popolare 2011
Dopo 4 anni d’assenza, con la totale complicità dell’Arci milanese e del Comune di Sesto San Giovanni, torna Extrafesta. Protagonista dell’edizione 2011 la grande musica “pop raï” di Hadj Brahim Khaled. L’appuntamento è per sabato 14 maggio, davanti al palco del Carroponte di Sesto San Giovanni / Milano Bicocca, ospiti di uno scenario post-industriale da “banlieue” parigina.
Come nella tradizione di Extrafesta non sarà solo un concerto, ma l’occasione di ristabilire un dialogo, festoso e condiviso, tra italiani e migranti. Tutto nel nome di una legittima accoglienza.
E’ in questa logica che il concerto di Khaled avrà un prologo pomeridiano. Un vero e proprio evento “ribaltato”.
In diversi punti cittadini, tra Milano e Sesto S.G., decine di facinorosi neo-italiani, dai molteplici colori di pelle ma in rigorosa camicia rossa, si muoveranno per convergere verso il Rondò di Sesto, per proseguire (tra due ali di folla plaudente) verso l’area del concerto. Con loro marceranno la Banda d’Affori ed un simil Giuseppe Garibaldi su un cavallo bianco. E’ così che abbiamo deciso di celebrare, nel modo più iconoclasta e spiazzante, il nostro 150° anniversario dell’Unità d’Italia. E’ aperta la campagna d’arruolamento dei nuovi garibaldini, basta inviare una mail a imille@radiopopolare.it. Non bisogna superare visite mediche, basta essere ‘migranti’ o stranieri di seconda o terza generazione. Ovviamente nessuna discriminazione di sesso, età e fede religiosa.
L’appuntamento con le musiche di Extrafesta è per le 21. Aprirà le danze la Mamud Band, con il suo torrido afro-beat. A seguire Khaled .
Pagina facebook: sesto per mille
Saturday, May 07, 2011
VALORE D'ARTISTA VALERIA D'ARBELA
E' stato proprio a VENEZIA ( MAmarso e aprile del 2008)di fronte ai quadri della Retrospettiva di VALERIA "Alchimie veneziane" alla galleria internazionale d'Arte Moderna doi ca' Pesaro che ho avuto una conferma brillante e profonda di ciò che ho sempre saputo, della sua importanza d'artista.La sua personalità sensibile e incisiva,solitaria e fantasiosa,appartata,ma nello stesso tempo reattiva ai fermenti contemporanei si rivelava tutta intera in quella scorrevole interpretazione alchemica delll'immagine lagunare.Ero commossa perchè quello era lo spazio giusto per le sue opere, ero rattristata che lei non ci fosse più.Le sarebbe piaciuto quel luogo sul CanalGrande dove tanti anni fa in un altro palazzo vivemmo la nostra infanzia. Osservavo i pescatori,le fabbriche,il delta padano,e poi la visione di altre venezie drammatiche o galleggianti nel sogno. Guardavo l'inseguimento delle linee labirintiche e della densità del colore e trasparenza alternate della realtà imprendibile veneziana che lei aveva saputo afferrare, cogliendo tutto,passato e presente. Sapevo bene anche che questo veneziano non era che uno dei suoi tanti cicli ispirativi.Tanti disegni,tanti quadri che aspettano mostre e sguardi intelligenti di critici votati all'arte.Stiamo ultimando l'archivio fotografico di innumerevoli disegni. Spero che qualcuno mi aiuti!
CIAO VALERIA NELL'ANNIVERSARIO DELLA TUA SCOMPARSA (5 maggio 2002)
di NORMAN ZOIA

Tornata nei rossi pascoli del cielo agli albori del nascente millennio, Valeria d'Arbela (1930-2002) ci ha lasciatoun'eredità di reticolanti segni e serenissimi colori.
I suoi lavori e si suoi pensieri hanno avuto il debito spazio nel contesto si una retrospettiva alla Galleria Internazionale d'Arte Moderna "Ca' Pesaro" con il patrocinio dei Musei Civici Veneziani. Mezzetinte dal tenore talvolta placido (come il nome dell'amata sorella ispirato all'appellativo della città lagunare) o portatrici d'impeto marinaio (per una delle sue umane creature infatti, lei stessa pittrice e poeta - al maschile assoluto - dal mare ha preso il corrispondente battesimale e oggi Marina riconsegna in qualche misura quelle oscure sensazioni attraverso brandelli di alberi naufragati tra una briccola e un vecchio barcone o sul grigio acciottolato di una notturna calle, silenziosa come un sospiro interiore). Forme di un canto, dentro alle stanze di una personale impostazione del processo creativo, una corrente solo sua, che oltre agli scorci di un vissuto in perfetto stile dogaressa, ancorché popolare, contiene richiami agli altri suoi luoghi del quotidiano mestiere di sopravvivere (nel senso più alto, cioè di vivere sopra il delirio della moderna ottenebrante civiltà), citando Pavese, la sua luna & i suoi falò, ma anche il naviglio pavese, fino al biondo e malmenato Tevere. Tra un cavallo, uno specchio, un pontile, l'armatura di un inquieto cavaturaccioli o la preghiera profana di un giostraio... c'è dentro tutto: Dante, Sergio, Primo, il professor Ferrante, l'altra sua figlia Simonetta (pure lei in odore di poesia). E poi Pia e Ben e Antonello e Gianfranco e Sal e Angela e Lillo & signora. E la casa nel bosco sul Ticino, il circolo della donna, le gallerie, la dimora-veliero di Corso Genova dove le opere germogliavano con sofferenza e gioia sul tavolo della cucina, ai bordi di una spaghettata sempre pronta per tutti e tanta musica autoprodotta. E ci ritrovi i bar di Brera e moltitudini di suonatori e artisti di strada. E le puttane di una volta e il Capolinea del jazz e dei tram e le nostre paure, per almeno un po' dirottate in rimessa, fino alla prossima aurora. Oh, cari e teneri cartoncini bristol! Oh, dolci chine e dure arrampicate! Eppure ci saranno ancora storie da scrivere, da disegnare, da ballare, da piangere. Storie appena sfiorate da un brivido di sole. Storie che sono da sempre nel cuore. E nell'aria. Alla prossima allora. Ciao, Valeria!
Pubblicato da Piave in data Mercoledì, 04 Febbraio 2009