In ricordo di Vittorio Arrigoni, Vik : STAY HUMAN
Sunday, April 15, 2012
Wednesday, April 04, 2012
THE DAWN, L'ALBA IL NAVIGLIO, TRA LA NOTTE E IL GIORNO, MILANO)
La luce che cambia verso l'alba, d'inverno lungo il Naviglio, a Milano, nel silenzio tra la notte e il giorno...Pochi secondi a volte, solo un tempo veloce,separa la notte dal giorno, il tramonto dalla notte.
Eclectic Chill out Musica by Nhumo (www.jamendo.com/)
La luce che cambia verso l'alba, d'inverno lungo il Naviglio, a Milano, nel silenzio tra la notte e il giorno...Pochi secondi a volte, solo un tempo veloce,separa la notte dal giorno, il tramonto dalla notte.
Eclectic Chill out Musica by Nhumo (www.jamendo.com/)
Tuesday, April 03, 2012

LA DINASTIA BRUEGHEL
Venerdì 23 marzo la mostra La dinastia Brueghel ha aperto i battenti, preceduta da un un grande spettacolo multimediale e pirotecnico e proiezioni sulla facciata neoclassica della Villa.
La dinastia Brueghel è un grande progetto internazionale, che ha portato a Villa Olmo il percorso pittorico della più importante famiglia di artisti fiamminghi tra il XVI e il XVII secolo attraverso una straordinaria selezione di oltre cento opere provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo.
La mostra, curata da Sergio Gaddi e da Doron J.Lurie, conservatore dei dipinti antichi al Tel Aviv Museum of art, racconta le quattro generazioni di pittori che hanno segnato indelebilmente l’arte europea.
Il capostipite Pieter Brueghel il Vecchio che indaga le follie, i vizi e le virtù dell’esistenza umana seguendo il percorso già tracciato da Hieronymus Bosch, del quale la mostra di Como presenta in esclusiva il capolavoro I sette peccati capitali. La relazione tra i due artisti è interessante, tanto che il Guicciardini arriva a definire Pieter Bruegel il Vecchio come il “secondo Girolamo Bosco”.
Peter Bruegel il vecchio trasmette ai figli Peter il Giovane e jan il Vecchio la sua abilità tecnica, il gusto del grottesco e della farsa.
Tra le opere celeberrime di Pieter Brueghel il Giovane spiccano a Villa Olmo la Festa di matrimonio all’aperto e due straordinarie versioni del Paesaggio invernale con cacciatori sulla neve.
Un’importante sezione dell’esposizione è dedicata ad artisti di grandissima qualità come Jan van Kessel, Abrahm e Ambrosius Brueghel, oltre a David Teniers il Giovane, legato alla dinastia dei Brueghel per aver sposato Anna, figlia di Ambrosius.
Una straordinaria selezione di disegni completa il piano generale delle opere e qualifica l’esposizione di Como, città che sempre più si caratterizza come punto di riferimento della grande arte.
Sunday, April 01, 2012
MARINA ABRAMOVIC INTERVISTATA DA VICTORIA CABELLO
qui il link:
Marina Abramovic
video interview on the abramovic method at Pac Milan
qui il link:
Marina Abramovic
video interview on the abramovic method at Pac Milan
Wednesday, March 28, 2012
L'importanza della memoria

Di anno in anno la spiaggia viene mangiata dal mare. D'inverno, l'acqua saccheggia le dune rimescolando spuma e granelli di sabbia. Si porta via legni e tronchi ma ne restituisce anche di nuovi, giunti dopo lunghi viaggi diversi, scorrendo insieme ai fiumi. Ho paura che questa spiaggia sparisca. E non a causa del duraturo lavoro del mare. In fondo alla lunga spiaggia stanno costruendo un mostro che non ha nulla di marino. Il Mose, una complesso di dighe di cemento che dovrebbero arginare l'acqua.
Il mostro a più teste è stato partorito dall'avidità del potere. Quella parte di potere che non sente ragioni di fronte al profitto. Quando guardo verso l'orizzonte, dove si staglia la vecchia diga con il faro, vedo il groviglio di torri e muri artificiali nascondere la laguna e l'isola di s pietro. Mi ricordo di quella spiaggia, quanto era grande, florida, ricca di sabbia e di dune e di vegetazione. La sabbia d'oro un po' ferrosa che si scalda tanto al sole. Mi ricordo i pescatori. Ero piccola. E il mondo intorno mi sembrava grande,grandissimo. La spiaggia era grande e misteriosa. Il mare mi accoglieva, mi consolava, mi esaltava. Mi calmava. Quel posto, quell'oasi di mare e di piante, di gabbiani e di nidi, di pesca. Quel posto di biciclette che si stagliano contro il tramonto, sulla diga. Quel posto di saluti marinari e barche e grigliate sulla spiaggia di notte con la luce d'argento sul mare spennellata dalla luna brillante. Quella spiaggia vive nella mia disperatamente tenace memoria che cerca di mettere un velo davanti a tutto lo scempio che i miei occhi registrano. Noi siamo fatti di memoria. Memorie che ci mostrano chi siamo, che ci indicano dove andare e cosa cercare ancora. Anche il più piccolo ricordo compone la storia collettiva delle nostre vite. Così firmo le petizioni contro il mostro, continuo a parlare della spiaggia e di com'era per non dimenticare. E continuare a lottare.
Di anno in anno la spiaggia viene mangiata dal mare. D'inverno, l'acqua saccheggia le dune rimescolando spuma e granelli di sabbia. Si porta via legni e tronchi ma ne restituisce anche di nuovi, giunti dopo lunghi viaggi diversi, scorrendo insieme ai fiumi. Ho paura che questa spiaggia sparisca. E non a causa del duraturo lavoro del mare. In fondo alla lunga spiaggia stanno costruendo un mostro che non ha nulla di marino. Il Mose, una complesso di dighe di cemento che dovrebbero arginare l'acqua.
Il mostro a più teste è stato partorito dall'avidità del potere. Quella parte di potere che non sente ragioni di fronte al profitto. Quando guardo verso l'orizzonte, dove si staglia la vecchia diga con il faro, vedo il groviglio di torri e muri artificiali nascondere la laguna e l'isola di s pietro. Mi ricordo di quella spiaggia, quanto era grande, florida, ricca di sabbia e di dune e di vegetazione. La sabbia d'oro un po' ferrosa che si scalda tanto al sole. Mi ricordo i pescatori. Ero piccola. E il mondo intorno mi sembrava grande,grandissimo. La spiaggia era grande e misteriosa. Il mare mi accoglieva, mi consolava, mi esaltava. Mi calmava. Quel posto, quell'oasi di mare e di piante, di gabbiani e di nidi, di pesca. Quel posto di biciclette che si stagliano contro il tramonto, sulla diga. Quel posto di saluti marinari e barche e grigliate sulla spiaggia di notte con la luce d'argento sul mare spennellata dalla luna brillante. Quella spiaggia vive nella mia disperatamente tenace memoria che cerca di mettere un velo davanti a tutto lo scempio che i miei occhi registrano. Noi siamo fatti di memoria. Memorie che ci mostrano chi siamo, che ci indicano dove andare e cosa cercare ancora. Anche il più piccolo ricordo compone la storia collettiva delle nostre vite. Così firmo le petizioni contro il mostro, continuo a parlare della spiaggia e di com'era per non dimenticare. E continuare a lottare.
Thursday, March 22, 2012
Caro Governo Monti
anzi,
Spettabile governo Monti
forse meglio,
Governo Monti,
Signori del Governo,
Signor Presidente del Consiglio,
Signori Ministri, ci sentite, da lassù? Vi vedo molto lontani, una preoccupante significativa distanza dal nostro pianeta. Qui base terra-paese-Italia-lavoratori, ci sentite? passo.
Dalla vostra piattaforma spaziale accessoriata, con quei bei vestiti stirati, le messe in piega fresche spruzzate di lozioni e lacche leggere, le cravatte cucite a mano, i gioielli di famiglia,le sciarpe di seta svolazzanti, le borse di pelle lucida, le lauree e i master nei cassetti delle vostre cabine personali, la vostra ricchezza e il vostro benessere talmente scontati da esser per voi acquisisti e secondari, da lì,voi affidabili professori, avete provveduto con ordine di priorità e dedizione, da veri secchioni, a riconfigurare e programmare la nostra prossima vita. Esistenze povere, impoveriemento, povertà. Avete lanciato il programma mancanza di futuro. Cosa faremo nei prossimi anni, signori professori, nerds della piattaforma lassù? Quale sarà la crescita del paese, la nostra crescita?, Ci danneremo perchè i nostri figli non avranno lavoro. Urleremo nella notte come lupi affamati perchè il lavoro lo avremo perso anche noi.Perderemo insieme alle cose materiali, la dignità, i sogni, i desideri di vivere e progredire. Quale nazione può dirsi democratica e non barbara senza un popolo che possa prosperare e crescere? Perderemo la strada e stiamo continuando a perderla anche tra noi. Lasciati soli dai droni della politica nascosti nel labirinto di Casta.
Noi però non cadiamo nell'inganno che ci vuole strumenti necessari sacrificabili al bene del paese. Le cose si possono fare in altri modi. Voi non siete interessati a farlo.
Quaggiù, abbiamo capacità, lauree, professionalità, classe, bellezza, dignità, intelligenza. Mani che sanno lavorare bene. Menti che elaborano e studiano per la ricerca. Sappiamo leggere tra le righe della vostre parole. E conosciamo i diritti per cui vale la pena essere uomini e donne, lottare per mantenerli, e non diventare replicanti privi di volontà. Gentilmente, tecnicamente e freddamente fate shhhh, zittite chi non crede alle vostre ricette applicative e si rivolta, scomposto, davanti a cotanta "neutra" professoralità. Vi vediamo, agitare il simulacro del vodoo, della magia nera europea, la bambolina dello spread, del default e scuotiamo la testa. Lanciamo lassù un amaro e beffardo sorriso a vedere dopo tanta demagogia sull'equità, sui sacrifici condivisi che tutti i privilegi sono salvi, che le caste sono salve, che il liberismo più selvaggio e privo di scrupoli, viene premiato,con la vostra firma articolo 18. Che irresponsabili siamo a non voler pagar tributi alla finanza! Ad opporci ai licenziamenti .E questo debito , che scriteriati siamo stati ad accumularlo tutto noi. Così poveri e fannulloni e sfigati e seduti sul posto fisso. Innamorati e avidi dell' indennità di disoccupazione che ci permette la pura contemplazione del piatto di spaghetti.
Da lassù nessuna risposta.
Ci penseranno i droni della politica, sull'astronave Parlament One: promettono tuoni e fulmini e lavori di cesello.
E noi, è da tanto che aspettiamo la rivoluzione. C'è ancora da attendere.
Mi fermo a bere ad una fontanella, acqua bene pubblico, chissà per quanto.....
Passo e chiudo.
Wednesday, March 21, 2012
Wednesday, February 01, 2012
LIFE IN A DAY
Life In A Day is a historic film capturing for future generations what it was like to be alive on the 24th of July, 2010.
Executive produced by Ridley Scott and directed by Kevin Macdonald.
Soundtrack available here @ http://goo.gl/N9F6O
For more information on Life In A Day, visit http://www.youtube.com/lifeinaday.
Life In A Day is a historic film capturing for future generations what it was like to be alive on the 24th of July, 2010.
Executive produced by Ridley Scott and directed by Kevin Macdonald.
Soundtrack available here @ http://goo.gl/N9F6O
For more information on Life In A Day, visit http://www.youtube.com/lifeinaday.
Saturday, January 21, 2012
VILLA NECCHI CAMPIGLIO, MILANO
Video girato a Villa Necchi, patrimonio del FAI,costruita tra il 1932 e il 1935 dall'architetto milanese Piero Portaluppi, per la famiglia Necchi. La casa è stata abitata dalle sorelle Necchi fino alla loro scomparsa. Nella villa anche una collezione di quadri del primo novecento donata e pensata da Claudia Gian Ferrari e la raccolta di dipinti e arti decorative del XVIII secolo di Alighiero De' Micheli. La casa si può ovviamente visitare.
Video girato a Villa Necchi, patrimonio del FAI,costruita tra il 1932 e il 1935 dall'architetto milanese Piero Portaluppi, per la famiglia Necchi. La casa è stata abitata dalle sorelle Necchi fino alla loro scomparsa. Nella villa anche una collezione di quadri del primo novecento donata e pensata da Claudia Gian Ferrari e la raccolta di dipinti e arti decorative del XVIII secolo di Alighiero De' Micheli. La casa si può ovviamente visitare.
Thursday, January 05, 2012
#BINARIO 21 LA LOTTA DEI LAVORATORI DEI TRENI NOTTE WAGONSLITS, OTTOCENTO LICENZIATI.
LA LOTTA CONTINUA CON LA PRESENZA SULLA TORRE DI CARMINE GIUSEPPE E OLIVIERO. OGGI 4 GENNAIO IL SINDACO PISAPIA SI E'RECATO SOTTO LA TORRE PER ESPRIMERE L'IMPEGNO E LA SOLIDARIETA' IN FUNZIONE DI UNA SOLUZIONE POSSIBILE. TANTA LA PARTECIPAZIONE DA PARTE DI CITTADINI CHE CONTINUANO AD ANDARE ALLA STAZIONE CENTRALE PER ESPRIMERE LA SOLIDARIETA', E FIRMARE LA PETIZIONE PER I TRENI NOTTE.
LA LOTTA CONTINUA CON LA PRESENZA SULLA TORRE DI CARMINE GIUSEPPE E OLIVIERO. OGGI 4 GENNAIO IL SINDACO PISAPIA SI E'RECATO SOTTO LA TORRE PER ESPRIMERE L'IMPEGNO E LA SOLIDARIETA' IN FUNZIONE DI UNA SOLUZIONE POSSIBILE. TANTA LA PARTECIPAZIONE DA PARTE DI CITTADINI CHE CONTINUANO AD ANDARE ALLA STAZIONE CENTRALE PER ESPRIMERE LA SOLIDARIETA', E FIRMARE LA PETIZIONE PER I TRENI NOTTE.
Saturday, December 24, 2011

Vigilia di Natale. Natale duro, avaro. Mentre scrivo, ottocento lavoratori di Wagons lits hanno perso il lavoro. Tre di loro, in nome di tutti quanti ottocento, passeranno la vigilia e il Natale abbarbicati alla torre della stazione Centrale per difendere il posto di lavoro. Le famiglie con loro, ai piedi della torre, condividono la lotta, stando insieme. Un Natale che è stato precedeuto dall'assassinio bieco di Mor Diop e Samb Modu, freddati a Firenze da un folle. Un omicidio cresciuto e nutrito dall'odio, dal razzismo e dalla guerra tra poveri. Razzismo alimentato da forze politiche prive di morale, di senso civico, incapaci di conoscere e coltivare la parola solidarietà, uguaglianza, dignità, pari opportunità. Un Natale preceduto da una manovra economica orchestrata in tutta comodità in forma di prelievo violento da pensioni e lavoro. Tasse sulle prime case, avanzamenti dell'età pensionabile in nome di norme europee. Tutto il resta è immutato. Lo scenario della mancanza di lavoro, dell'espulsione dal lavoro. Tanto è stato detto nei giorni che han preceduto il Natale. Parole che infine sono vuote. Perchè il giogo è attaccato al nostro collo. Al collo di quel 99 percento al quale una minoranza vampiresca succhia il sangue. I l mio pensiero di Natale è per tutti i lavoratori in difficoltà, le loro famiglie,per tutti quelli come noi che credono che un mondo diverso sia possibile. Un mondo privo di guerre, sfruttamento e mancanza di diritti. Il mio pensiero di Natale e credere che per cambiare tutti possiamo fare qualcosa, e possiamo farlo tutti i giorni, nel nostro piccolo quotidiano anche non perdendo la speranza di un cambiamento.
Tuesday, October 25, 2011
OccupyWallStreet
"Where Do We Go From Here?"
On the one month anniversary of Occupy Wall Street, Ed David went to Liberty Plaza to find out where the movement will go next.
Director ED DAVID
Producer DANA SALVATORE
Cinematography ED DAVID & ANDREW MCMULLEN
Editors LILY HENDERSON & ED DAVID
Assistant Producer JILLIAN MASON
Music: "I Drive" by Cliff Martinez
"Where Do We Go From Here?"
Where Do We Go From Here? Occupy Wall St. from Ed David on Vimeo.
On the one month anniversary of Occupy Wall Street, Ed David went to Liberty Plaza to find out where the movement will go next.
Director ED DAVID
Producer DANA SALVATORE
Cinematography ED DAVID & ANDREW MCMULLEN
Editors LILY HENDERSON & ED DAVID
Assistant Producer JILLIAN MASON
Music: "I Drive" by Cliff Martinez
Thursday, September 22, 2011
ASPETTANDO LA FINE DEL MONDO.

Ho visto il fim di Abel Ferrara presentato alla mostra del cinema a Venezia intitolato "4.44" (ora della fine del mondo) . Una coppia attende la fine del mondo. Li vediamo la sera prima della fine. Nel loro grande loft in cima alla città. Non fanno nulla se non continuare nell'ormai inutile quotidiano. Il film secondo la mia modesta opinione è una occasione mancata ma mi ha fatto tornare ancora a quello che continuo a pensare in qusti giorni e ormai da molto tempo. E oltre che pensare mi ha fatto sentire nuovamente ancora e ancora il silenzio.
Silenzio. Mi colpisce, il silenzio. Come un muro. Quà e là in questo nostro paese saccheggiato dai barbari, come al tempo degli Unni si odono urla e proteste. Qualcuno protesta. Staziona davanti a Montecitorio da mesi, sciopero della fame e contenuti forti per la legalità e l'equità sociale. Si lotta quà e là contro il potere efferato delle banche e dalla finanziarizzazione dell'economia. Si lotta e si sciopera contro quelle che ormai per semplificare chiamiamo caste. Un potere economico e politico colluso con tutto il peggio che l'uomo abbia inventato.L'avidità del potere, l'economia capitalista che stritola le sue risorse umane, pedine come animali da tiro. Sono immagini arcaiche ammantate di modernizzazione e cablate dai fili del web, trasmesse dalle mille istantanee che possiamo vedere ovunque sui nostri schermi blu. Ma le proteste sono troppo poche, sembrano non scalfire quel muro di silenzio e di narcotizzata umanità indifferente. Le proteste sono troppo poche, valorose, sofferte incazzate, spontanee, esasperate. Colme di speranza e di dolore, lucide, di gente, di persone. Ma sono troppo poche le proteste.E' proprio vero che ci possiamo abituare a tutto? Che l'uomo nella sua capacità di adattarsi può vivere ogni giorno peggio, cercando di respirare come sommerso dal fango in quei pocchi millimetri che restano pima dell'asfissia? E' paura? Paura di accorgersi e rendersi conto che davvero stiamo franando come una inondazione di detriti, una valanga inarrestabile che tutto travolge e porta con sè? Davvero qualcuno pensa di salvarsi da solo? Di scappare in qualche luogo sicuro? Che tutto questo non lo riguarda e riguarderà gli altri? E' confortante sperare che non sarai tu a perire. Che non ti riguarda. Molto rassicurante. Una specie di follia collettiva, che appanna i sensi e altera il senso di realtà. E quale realtà? Quale luogo? Forse ancora certa televisione dove il tempo si è fermato tra piagnistei populisti e odio verso i migranti di tutto il mondo e il diverso? E in tutta questa enorme ignoranza che ci circonda, che ci permea e ci avvolge, in quest'assenza di realtà nuotiamo esterefatti. Incapaci di capire. Non stanno colpendo noi. Stanno colpendo qualcun'altro, lontano da noi. Meno male. A noi non succederà. Ancora per un po' potremo andare felici all'ipermercato, alle serate di shopping, alle feste, al mare e lasciare lontano, lontano da noi, le fabbriche chiuse, le scuole chiuse, le classi di 50 studenti, gli anziani senza servizi sociali, l'assenza di futuro,la mancanza di risposte. Invecchiamo. Un paese vecchio ripiegato su se stesso che odia i giovani e i bambini e le famiglie e non se ne accorge. La casta tutte queste cose le sa. Si gioca al webpoker della borsa le nostre vite che per le aziende di rating se non possiamo più consumare non contano nulla.Forse siamo morti e non sappiamo ancora di esserlo. Forse siamo tutti dentro un enorme acquario boccheggianti e increduli. Scarafaggi che scappano in cerca di un angolo buio. La mente rifiuta l'evidenza. E tutti ci chiediamo come mai le proteste sono poche, seduti nelle nostre case ascoltando il silenzio, mentre la fuori infuriano le passerelle della moda, in attesa dell'expo. Non aspettiamo Godot. Aspettiamo la fine del mondo alla finestra.
Ho visto il fim di Abel Ferrara presentato alla mostra del cinema a Venezia intitolato "4.44" (ora della fine del mondo) . Una coppia attende la fine del mondo. Li vediamo la sera prima della fine. Nel loro grande loft in cima alla città. Non fanno nulla se non continuare nell'ormai inutile quotidiano. Il film secondo la mia modesta opinione è una occasione mancata ma mi ha fatto tornare ancora a quello che continuo a pensare in qusti giorni e ormai da molto tempo. E oltre che pensare mi ha fatto sentire nuovamente ancora e ancora il silenzio.
Silenzio. Mi colpisce, il silenzio. Come un muro. Quà e là in questo nostro paese saccheggiato dai barbari, come al tempo degli Unni si odono urla e proteste. Qualcuno protesta. Staziona davanti a Montecitorio da mesi, sciopero della fame e contenuti forti per la legalità e l'equità sociale. Si lotta quà e là contro il potere efferato delle banche e dalla finanziarizzazione dell'economia. Si lotta e si sciopera contro quelle che ormai per semplificare chiamiamo caste. Un potere economico e politico colluso con tutto il peggio che l'uomo abbia inventato.L'avidità del potere, l'economia capitalista che stritola le sue risorse umane, pedine come animali da tiro. Sono immagini arcaiche ammantate di modernizzazione e cablate dai fili del web, trasmesse dalle mille istantanee che possiamo vedere ovunque sui nostri schermi blu. Ma le proteste sono troppo poche, sembrano non scalfire quel muro di silenzio e di narcotizzata umanità indifferente. Le proteste sono troppo poche, valorose, sofferte incazzate, spontanee, esasperate. Colme di speranza e di dolore, lucide, di gente, di persone. Ma sono troppo poche le proteste.E' proprio vero che ci possiamo abituare a tutto? Che l'uomo nella sua capacità di adattarsi può vivere ogni giorno peggio, cercando di respirare come sommerso dal fango in quei pocchi millimetri che restano pima dell'asfissia? E' paura? Paura di accorgersi e rendersi conto che davvero stiamo franando come una inondazione di detriti, una valanga inarrestabile che tutto travolge e porta con sè? Davvero qualcuno pensa di salvarsi da solo? Di scappare in qualche luogo sicuro? Che tutto questo non lo riguarda e riguarderà gli altri? E' confortante sperare che non sarai tu a perire. Che non ti riguarda. Molto rassicurante. Una specie di follia collettiva, che appanna i sensi e altera il senso di realtà. E quale realtà? Quale luogo? Forse ancora certa televisione dove il tempo si è fermato tra piagnistei populisti e odio verso i migranti di tutto il mondo e il diverso? E in tutta questa enorme ignoranza che ci circonda, che ci permea e ci avvolge, in quest'assenza di realtà nuotiamo esterefatti. Incapaci di capire. Non stanno colpendo noi. Stanno colpendo qualcun'altro, lontano da noi. Meno male. A noi non succederà. Ancora per un po' potremo andare felici all'ipermercato, alle serate di shopping, alle feste, al mare e lasciare lontano, lontano da noi, le fabbriche chiuse, le scuole chiuse, le classi di 50 studenti, gli anziani senza servizi sociali, l'assenza di futuro,la mancanza di risposte. Invecchiamo. Un paese vecchio ripiegato su se stesso che odia i giovani e i bambini e le famiglie e non se ne accorge. La casta tutte queste cose le sa. Si gioca al webpoker della borsa le nostre vite che per le aziende di rating se non possiamo più consumare non contano nulla.Forse siamo morti e non sappiamo ancora di esserlo. Forse siamo tutti dentro un enorme acquario boccheggianti e increduli. Scarafaggi che scappano in cerca di un angolo buio. La mente rifiuta l'evidenza. E tutti ci chiediamo come mai le proteste sono poche, seduti nelle nostre case ascoltando il silenzio, mentre la fuori infuriano le passerelle della moda, in attesa dell'expo. Non aspettiamo Godot. Aspettiamo la fine del mondo alla finestra.
Subscribe to:
Posts (Atom)
